Storia del Ju Jutsu

(Tratto dal sito ufficiale dell’Hontai Yoshin Ryu Italia)

La civiltà di un popolo è composta di tutte quelle attività umane che ne rispecchiano l’etica e la cultura, diventa perciò utile per meglio comprendere l’essenza del vero JU-JUTSU, analizzare l’evoluzione storico culturale del Giappone.
L’elemento fondamentale fu la svolta che si verificò nel III sec. A.C., quando popolazioni di incerta provenienza portarono strumenti di lavoro più evoluti, ma soprattutto introdussero la coltura del riso, che sostituendo quella del miglio, portò una nuova organizzazione della vita sociale. La risicoltura richiedeva, per lo scavo dei canali e la regolazione delle acque da un campo all’altro, un lavoro comunitario, annullando così l’antico egoismo che ognuno aveva per il proprio campo.
Questo cambiamento nel lavoro, influenzò anche il pensiero e la concezione della vita.
L’individuo diventa così un elemento della comunità organizzata che attraverso l’introspezione, giunge alla conoscenza ed al perfezionamento della propria personalità.

Anche il buddismo contribuì all’affermazione di questi principi, infatti, l’idea centrale poggiava sul Buddha Amida (Buddha Salvatore) che invitava i seguaci ad una partecipazione attiva alla vita per arrivare alla salvezza propria e della comunità.
Queste idee contribuirono inoltre all’avvio di un processo di democraticizzazione della cultura, che semplificò la scrittura e rese il testo scritto alla portata di tutti contribuendo cosl alla nascita della letteratura popolare.
Un ulteriore ed importante stimolo alla realizzazione della base culturale del Giappone viene dalla diffusione dello Zen che, attraverso una concezione severa della vita, permette una conoscenza approfondita delle proprie facoltà mentali e fisiche.
Singolare Il modo con cui lo Zen esprime i sui consigli per giungere a questi risultati:Libera da tutti gli ostacoli il tuo cammino: “Se incontri Buddha, uccidi Buddha”.
Questo non è certamente un suggerimento da seguire alla lettera, ma Buddha,è una similitudine dei preconcetti mentali d’origine esterna, che c’impediscono una chiara lettura di noi stessi. Dobbiamo quindi liberare la mente da ogni complesso per acquistare la conoscenza di noi stessi e quindi la capacità di controllarci e vivere con effettiva razionalità.
Questi principi erano applicati anche nella pratica delle molte discipline marziali, coltivate particolarmente dalla classe Samurai, guerrieri che erano sempre protesi ad ottenere i migliori risultati. Antecedentemente al periodo Tokugawa, i guerrieri erano costantemente coinvolti in campagne militari che necessariamente li costringevano a ricercare anche nelle arti guerriere un mezzo per migliorarsi. Durante il periodo Tokugawa (1603-1867), il Giappone acquista un nuovo assetto territoriale e politico e venendo meno la necessità di combattere, i Ryu (scuole) marziali cominciarono a studiare seriamente metodi di combattimento senza armatura e senza armi, (è in questo periodo che è coniato il termine JU-JUTSU) mantenendo i principi che ancora oggi sono rimasti inalterati nella società Giapponese.
D’altronde sono anche evidenti le relazioni esistenti tra questo tipo di lotta e la cultura nipponica.
Il confronto diretto è evitato il più possibile come anche il contatto tra le parti contendenti, infatti, l’armonia è d’estrema importanza in ogni occasione, per esempio nelle negoziazioni d’affari: piuttosto che avere un sì o un no forzati, il Giapponese impiega un “awase” stile di discussione (dal verbo awaseru = adattarsi a qualche cosa).
In altre parole applicano la strategia del JU, quindi d’adattamento ad una situazione sia nel Dojo (palestra) che nella vita di tutti i giorni, è usuale muoversi attraverso una linea curva di movimento, piuttosto che in modo diretto e anche negli affari il giapponese considera l’immediatezza una cosa sconveniente, insensibile, non estetica.
La medesima tattica è usata nel JU-JUTSU, dove il movimento circolare è considerato non solo il più efficace ma esteticamente molto più piacevole.
Un’altra analogia di comportamento tra la società giapponese e la strategia del JU-JUTSU è evidenziata dai termini TATEMAE e HONNE, oppure OMOTE e URA.
TATEMAE rappresenta ciò che è presentato palesemente, l’aspetto esteriore; HONNE è l’intimo, il sentimento vero.
Sinonimi sono OMOTE e URA, ossia OMOTE è il viso, l’immagine che il singolo presenta agli altri, URA invece è il dorso, il retro, la propria sensibilità. Due importanti elementi caratteristici dello stile culturale giapponese sono l’acutezza e la ricercatezza.
L’acutezza e semplicità sono espresse in giapponese da termini come WABI (sobria raffinatezza), e SABI (elegante semplicità) che sono particolarmente evidenti nelle attività tradizionali come nella cerimonia del te (SADO) nella composizione floreale (IKEBANA) e nella letteratura drammatica (NOH).
Ricercatezza significa l’importanza di entrare dentro l’apparenza per mostrarne l’essenza, questo concetto è meglio illustrato nella poesia tradizionale giapponese come negli stili TANKIA e HAIKU, dove l’accentuazione è nel cosa c’è dentro piuttosto che nel che cosa è espresso.
La manifestazione di questi stessi tratti nel JU-JUTSU (come nell’applicazione sottile della forza per arrivare ad una controforza desiderata, e nella distinzione tra TATEMAE e HONNE) è stata elaborata su questo.

Caduta JJUn altro livello di similarità filosofica tra JU-JUTSU e la società giapponese è KOKORO (spirito, cuore, mente), e una moltitudine d’altri concetti in relazione tra loro. Alcuni di questi sono attinenti a SHINYO, la verità o la capacità necessaria per soddisfacenti relazioni in ogni campo, che è anche una parte decisiva nel rapporto Maestro – Allievo in palestra.

Questa intesa diventa AMAEJ l’amore indulgente, ma anche dipendenza, tra il più anziano ed il più giovane (SENPAI-KOHAI), tra madre e figlio.
Ma letteralmente il cuore di questo sistema di verità, amore e dipendenza è SEISHIN (mente, spirito, simile a KOKORO) che è anche la chiave dell’efficacia e della produttività; tutto ciò si evidenzia nel sociale, e più specificatamente negli affari e nell’adattamento marziale.
Questi o altri elementi condivisi, come l’uso del principio della leva sia dentro che fuori del dojo, della gerarchia in palestra, la distinzione molto chiaramente definita ed accentuata tra gli iniziati (UCHI) e gli estranei (SOTO) dimostrano l’intrinseca natura giapponese del JU-JUTSU e la sua
stretta relazione alla cultura ed alla società giapponese.
I praticanti di JU-JUTSU pertanto rispecchiano questi concetti e con la costante applicazione di queste strategie e filosofie nel dojo, rinforzano la propria conoscenza nelle proprie potenzialità, valorizzando cosi la loro abilità nell’applicarle.  Quando, nel vivere quotidiano, nell’interagire, i membri della società giapponese si servono di questi concetti per sostenere di giorno in giorno attività e relazloni, ne rinforzano, rinnovano e ne ricreano anche il significato ed il valore. 

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